Abito - Vitale Barberis Canonico
Abito

La parola inglese suit deriva dal latino sequi, seguire, e indica un insieme in cui ogni componente è legato all’altro, in sequenza, formando ciò che in italiano è denominato “completo”. Il completo non si “spezza”.
Quello che noi indossiamo è, nelle fogge e nelle dimensioni, pressocché identico a quella codificato negli anni ’30, seppur con qualche piccola modifica di dimensioni. Ci copre per l’80% e la sua scelta è identificativa di chi siamo e di che lavoro facciamo. È l’uniforme cittadina per eccellenza.
Un insieme di fattori ha defintivamente legato il completo all’ambiente metropolitano e professionale.
I classici: chalk stripe (gessato) e principe di galles per l’inverno, pinstripe (righe sottili) e a tinta unita chiara per l’estate. Le gradazioni di colore sono prevelentemente quelle del grigio, del marrone e del blu e la scelta cromatica segue tre fattori: professione, clima e alternanza giorno/notte. Importante è essere in sintonia con l’ambiente e con il contesto, lavorativo e non, in cui si vive. Sempre con la cravatta.

Manica

Da come è attaccata una manica si capisce tutto. Se la giacca è sartoriale o di confezione. E nel primo caso, di che scuola è la mano che l’ha ultimata. Di gran moda, ma sin troppo caratterizzante e in qualche caso caricaturale, la cosiddetta manica ‘a mappina’, di scuola napoletana, morbida e con tante pieghe all’attaccatura sulla spalla: sbuffa fuori come il caffè, in modo intermittente e irregolare, Tecnicamente, viene prima imbastita all’interno e poi ripiegata, in modo che si slanci verso l’esterno per poi ricadere in modo morbido e confortevole. Dove il clima è più freddo e dove l’ambiente è di regola più formale, aumenta l’imbottitura interna per dare alla manica rigidità e pulizia maggiori.
La ‘tromba’ della manica è la parte superiore che deve essere ampia e poi restringersi sul fondo (a mo’ di “coscia di pollo”). Termina con tre o quattro bottoni, cuciti a X o a binario (anche qui dipende dalla latitudine della realizzazione). Fondamentale il giromanica: stretto al punto giusto e circolare, per permettere al braccio di muoversi autonomamente dal resto della giacca.

Allacciatura

Nel ‘900 si è passati dai quattro bottoni al singolo, a seconda della lunghezza della giacca e della destinazione d’uso del capo (più o meno formale). Anche l’allacciatura è cambiata: all’inizio del ‘900 ci si abbottona il primo superiore per incorniciare la cravatta e aprire il fondo della giacca sul panciotto in bella vista, con orologio e catenella di ordinanza. Anche il due bottoni sportivo ha avuto una attaccatura molto alta e si allacciavano entrambi. Mano mano che la giacca si va accorciando e sparisce il gilet, l’allacciatura si abbassa, fino a nascondere l’incrocio tra camicia, cintura e pala della cravatta, senz’altro uno degli elementi meno eleganti e gestibili della figura. Generalizzando, si adopera il bottone superiore nel due bottoni, quello centrale o i primi due nel tre (dipende da come è tagliato e lavorato il bavero). Il posizionamento del bottone da allacciare è fondamentale per segnare il punto vita e dare linea alla giacca.
Nel formale, sempre e solo un bottone. Ma non mancano le accezioni stravaganti. E che rimangano tali.

Revers

Uno studio sociologico di qualche anno fa teorizzava l’analogia tra lunghezza delle gonne femminili e benessere sociale. Potremmo azzardare la stessa cosa con i baveri delle giacche. Negli anni ’60, dove crescita e ottimismo prosperavano, erano stretti, mentre nei ’70, periodo burrascoso di ridefinizione sociale e di affermazione di nuovi bisogni, diventano più assertivi e prepotenti. 
Un bavero giusto dovrebbe oscillare tra i 9 e i 10 cm nella giacca a un petto. Ma qui non esistono regole se non quella della misura: mai esagerare. Tutto deve essere rapportato a chi li indossa e alla sua conformazione fisica. 
Dobbiamo sempre guardare il risultato complessio del nostro abbigliamento che, come sosteneva Balzac, deve avere unità, nettezza e armonia.
Dettaglio che nobilita un bavero, l’asola fatta a mano, lucida e precisa. Ci ricorda che l’abito è una divisa, e che un tempo quando solo i militari indossavano la giacca quell’asola serviva ad allacciarsela sino al colletto. 
I revers a lancia solo per doppiopetto e completi.

Spacchi

Per tanti anni, inesistenti o rari. L’Italia è stato l’ultimo paese, tra quelli riconosciuti patria dello stile occidentale, ad accettarli. Fino agli anni ’90 ancora si trovavano in commercio e nella produzione sartoriale giacche mono e doppiopetto senza spacchi. Nei paesi anglosassoni gli spacchi nelle giacche da abito sono genericamente due, molto alti, che seguono un punto vita molto sagomato (dando alla giacca quella forma a V nota come ‘english drape’). 
Lo spacco singolo, meno bello esteticamente, è sempre più adottato negli abiti da confezione, in ogni parte del globo. Così si tradiscono le sue origini sportive, visto che era adottato su giacche per l’equitazione o per la caccia o per il tempo libero in generale.
Oggi la giacca senza spacchi è completamente sparita. Rimane solo lo smoking.

Tasche

Possono essere tagliate o applicate (a toppa). Le prime hanno abitualmente delle pattine che possono all’occorrenza essere infilate nelle tasche; soluzione adatta ai contesti formali dove le pattine non sono ammesse. 
Solo nelle giacche sportive i battenti possono essere più grandi e squadrati, così da adempiere al loro ruolo: quello di bloccare la fuoriuscita di oggetti dalle tasche.
Da qualche anno è un florilegio di tasche a toppa: squadrate, tonde, a bisaccia, con la parte aperta tagliata dritta o a sciabola, peggio se incorniciate da più file di impunture. Cercando di essere unici si finisce per essere singolari… 
Lasciamo le tasche a toppa ai contesti informali.
Oppure agli abiti estivi nelle tre classiche ‘tinte unite’, come il gabardine, il lino e i cotoni.

Pantaloni

Il pantalone moderno deve quasi tutto a due personaggi inglesi, Edoardo VII e il nipote Edoardo VIII, che diffusero: il risvolto, la piega anteriore, la cintura al posto delle bretelle e persino la zip… L’unica cosa che gli amanti della sartoria giustamente continuano a rifiutare.
Negli anni, altezza e larghezza dei pantaloni sono cambiate molto. Ad esempio, con gilet e bretelle arrivano sino all’ombelico. Con la cintura la vita è più bassa perché deve ancorarsi alle anche.
Tutto ciò che riguarda il pantalone è organizzato secondo una rigida dicotomia: con bretelle o cintura, con o senza pinces, pinces all’italiana (rivolte verso l’esterno) o all’inglese (al contrario), vita alta o normale, tasche tagliate verticali o oblique, ampi o stretti. De gustibus… 
Altezza consigliata del risvolto: 4,5 centimetri. 
La gamba del pantalone dovrebbe appoggiarsi delicatamente alla scarpa e accennare una piega. Non devono assolutamente essere aderenti: si vedono troppi aspiranti ballerini in giro per le nostre città. Da seduti, guardate se sulla coscia tirano troppo. E se vi alzate, osservate se rimangono incastrati sul polpaccio o scivolano giù agevolmente.

Abito grigio

Il colore della Metropoli e della vita cittadina. Dal formale all’informale, il grigio è una costante nel guardaroba maschile. Ma cosa si intende per completo grigio? È una disposizione d’animo, una scelta ponderata, il punto di arrivo alla maturità stilistica. Lasciando da parte le varie sfumature del colore, un completo grigio può essere di grisaglia, di flanella (più o meno cardata, tinta unita o gessata), spinato, pied-de-poule, a riquadri, di mohair, occhio di pernice o anche a Principe di Galles…
Essendo un abito da giorno, quello grigio è la scelta obbligata per il mondo lavorativo (il preferito da politici e imprenditori), perché simbolizza affermazione personale e risolutezza professionale. Gianni Agnelli vestiva quasi sempre di grigio a tinta unita.
Nella sua assertiva neutralità, il grigio valorizza i dettagli, come la scelta della camicia, della cravatta e delle scarpe. Con camicia azzurra e scarpe marroni è perfetto per una giornata lavorativa, ma basta indossare delle francesine nere e una camicia bianca e si adatta anche a incontri serali.

Abito blu

Amato nell’800 da politici progressisti e dandy, usato per infrangere i rigidi codici cromatici dell’epoca, è oggi un colore democratico adottato da tutti, dai giovani che si avvicinano al mondo dello stile ma anche dai più esperti arbiter elegantiarum. È il colore per eccellenza del mondo nautico (le uniformi della marina sono blu). Infonde tranquillità e affidabilità.
Permette grazie alla varietà di sfumature, se unite alla esatta scelta del tessuto, di esprimere tutto il proprio senso estetico. Un abito in flanella blu è immancanile nel guardaroba di un gentleman, doppiopetto o 3 pezzi. 
In estate, il blu diventa più luminoso e chiaro aumentando sensibilmente la gamma cromatica. 
A differenza del grigio, quello blu è l’abito ideale per appuntamenti serali. Bellissimo lo smoking blu notte.

Completo in grisaglia

Deriva dal francese gris, grigio. Per molti anni è stato l’abito per eccellenza. Con camicia bianca e cravatta nera lo indossavano i componenti del Rat Pack (Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis Jr e Peter Lawford) e i protagonisti della serie Mad Men, ambientata negli anni ’60. La grisaglia resta un classico da intenditori che necessita anche di una lavorazione a regola d’arte. È ottenuto da filati bianchi e neri che si intersecano formando una scaletta grazie alla quale si ottiene una tonalità di colore particolare e discontinua. Sulla sua superficie sono evidenti coste sottili con andamento contrario (da destra a sinistra) rispetto a una saglia.
Dà il massimo con i completi monopetto. Blu e bordeaux sono gli accessori che meglio si sposano. Scarpe, a seconda delle necessità, marroni scure o nere. In inglese si chiama Pick & Pick, negli USA è meglio conosciuto come Skin Shark.